Tumore al seno, con diagnosi precoce la sopravvivenza a 10 anni supera il 90%

2 settembre 2026 – Nei casi di tumore al seno si conferma il valore della diagnosi precoce: quando il carcinoma viene scoperto in stadio I, la sopravvivenza netta a 10 anni supera il 90% in tutti i sottotipi molecolari e raggiunge il 98,8% nelle forme con recettori ormonali positivi e HER2-negative. E’ una delle evidenze emerse dalla ricerca sul tumore della mammella coordinata dal Registro Tumori del Fvg, la cui gestione è affidata al Centro di riferimento oncologico di Aviano, e pubblicata di recente sulla rivista internazionale The Oncologist.

Il lavoro, sostenuto dal ministero della Salute, ha analizzato le caratteristiche di oltre 10.400 donne che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario invasivo in Friuli Venezia Giulia tra il 2004 e il 2014 e sono state seguite fino a fine 2023. Lo studio di popolazione, per la prima volta in Italia, informa il Cro, ha stimato la sopravvivenza a 10 anni considerando tre fattori: lo stadio alla diagnosi, il profilo molecolare e il grado istologico del tumore. Nel confronto tra il 2004-2009 e il 2010-2014, la sopravvivenza si mantiene molto elevata per i tumori in stadio I, mentre emergono progressi rilevanti in alcune forme più aggressive e localmente avanzate. Tra le donne con un carcinoma HER2-positivo, con recettori ormonali negativi e in stadio III, la sopravvivenza netta a 10 anni è passata dal 48,6% all’87,9%. Nelle forme triplo-negative in stadio III è aumentata dal 28,8% al 42,3%. “Questi risultati mostrano perché un Registro Tumori di qualità rappresenti una vera infrastruttura per la sanità pubblica e la ricerca”, sottolinea Luigino Dal Maso, direttore dell’Epidemiologia oncologica del Cro di Aviano e del Registro Tumori del Friuli Venezia Giulia. La ricerca, conclude il Cro, descrive gli esiti ottenuti nella pratica clinica e affianca le evidenze prodotte dai progressi della ricerca. I miglioramenti osservati nelle forme HER2-positive sono coerenti con l’introduzione e la progressiva diffusione delle terapie a bersaglio molecolare. Allo stesso tempo, la prognosi ancora sfavorevole di alcuni sottogruppi conferma la necessità di proseguire nello studio e garantire un accesso tempestivo all’innovazione.

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